venerdì 8 novembre 2013

non è che abbiamo smesso di scrivere. siamo solo in pausa riflessiva.
ah, non è che sto dormendo, sto solo riposando gli occhi.

lunedì 27 febbraio 2012

GESTIRE LE EMOZIONI

si dice che le emozioni non vadano annullate, ma gestite. lasciarle libere rimane pericoloso e controproducente. le emozioni sono un misto di fisicita', istinto, parole e pensieri. domare le emozioni deve essere una figata, uno scontro contro tutti, ma soprattutto contro se stessi. giochi di dominio, di intelligenza, di sensibilita'. centinaia di fattori e variabili che ti si scagliano addosso e che devi inserire nei giusti tasselli. e i tasselli non sono mai giusti, sono solo combinazioni del tuo sistema.
oggi ero tranquilla aspettando il mio turno, avrei dovuto parlare per due minuti di fronte ad un pubblico che aspettava di valutarmi, anzi ero arrivata ad un punto in cui fremevo per alzarmi dalla sedia e guardare la platea. e poi eccolo. eccolo il cuore che comincia a pompare duro. non va bene quando il cuore fa cosi'. poi anche il respiro passa ad un ritmo piu' esasperato e sale il caldo. e io con la testa piu' tranquilla al mondo mi son trovata a dover gestire un cuore forsennato. ma come si fa ad abbassare i battiti? ecco, ti dicono che devi gestire le emozioni, ma io, se riesco a tenere a bada la testa, non ci riesco con il corpo, che prende sempre il sopravvento. e quando e' stato il mio turno mi sono alzata con il ginocchio che tremava e il cuore che mi bombardava il petto. due minuti di presentazione con un ginocchio che smetteva di tremare solo se ci spostavo tutto il peso sopra. gestisci le emozioni. ma come si fa a gestire un ginocchio che parte per la tangente?
e con me e' sempre stato cosi', il corpo e' il primo a subire l'emozione, la testa capitola per ultima. la pelle si scalda istantaneamente. il massimo che posso fare e' tenere a bada il cervello, la voce e le espressioni del viso. lo sguardo e' complicato come gioco.
e poi ci son state le volte in cui le emozioni mi hanno mangiato viva. in cui tutto si e' appannato. le emozioni hanno preso il sopravvento su tutto, altro che gestione, altro che dominio. anarchia emotiva si chiama. ed e' bellissimo, ed e' bruttissimo, questo dipende dalla situazione.
e' quando l'orgasmo mi arriva fin al cervello, l'emozione sconvolge e non riesco piu' a controllare azioni e pensieri, in balia di una centrifuga universale. e' quando mi hanno chiamato isterica, come una bestia in preda alle fauci, che si dimena e strepita e scalcia accellerando e torturando la sua fine.
eppure, per quanto sia affascinata da questo dominio del proprio io, non posso negare che e' umiliantemente, crudamente, nudamente bello affogare nelle acque delle proprie emozioni, come estremo atto di liberta'.


domenica 12 febbraio 2012

AUTOELOGIO DELLA DOMENICA

ci sono domeniche in cui la neve e' alta cosi'. e poi c'erano anche sabati in cui la neve era alta cosi'. e poi ci sono settimane in cui la neve era tanta, troppa. e insomma, ti ritrovi a spalare come se non ci fosse un domani, mentre i pochi vicini che hai, pian piano cedono al calore dei termosifoni. e ti ritrovi come il vecchio si trovo' con il mare. tu e la neve. e la pala.una battaglia lunga ed estenuante contro la natura ed assieme ad essa. la neve alle ginocchia e quel viale di casa che non finisce mai. e i fiocchi bianchi che raccogli "ma quanti siete? quanti siete?" e in due settimane impari a riconoscere la diversa compattezza della neve. quando si appiccica alla pala, quando viene via a tocchi, quando si ghiaccia sotto ed e' soffice sopra, quando e' granitosa, quando e' schiacciata, quando si e' mischiata al fango.
e la stanchezza dei muscoli, della ripetitivita' del gesto. nei momenti in cui arrivi al traguardo e decidi di arrivare ancora un po' piu' in giu'. solo di qualche metro. e poi di quanche altro metro. e piu' sei stanco piu' vai avanti ancora di qualche metro. finche' la luce dice di si.
cazzo, sono fiera di me. donna corposa che scava la campagna. si, sono io, figlia di bormida. con i vestiti appariscenti, cappello e guantoni da freddo. i capelli scomposti e le gote rosse. brutta da farti innamorare. e li sento gli addominali che si sforzano, e sento i bicipiti che sprizzano forza e gioventu'. la schiena che si spezza e si ricompone. mi fermo, guardo mio padre, anche lui fermo. mica ci parliamo che il fiato bisogna dosarlo, e poi si riprende appena la schiena ha dato l'okkei. e mentre il corpo lavora, lascio la mente, che crei dialoghi, scene, situazioni. al futuro non ci penso mai. penso alle mie amiche che prendono la cioccolata. ai miei amici che al massimo levano la neve dalle ruote delle proprie macchine. penso alle comuni, alla vita di campagna, agli uffici. penso a quante calorie sto consumando. in due settimane di neve perdo chili. penso che sono una ragazza pigra, ma ho tanta forza di volonta' nascosta. le lastre di neve ultracompatta sono le mie preferite. bisogna spezzarle con un colpo secco di pala e poi un intero mattone di neve si scolla dal terreno. e' come tagliare del cibo. penso che stasera non usciro', di nuovo. mi sento un po' sola e per questo spalo la neve; per sentirmi un po' meglio. per sentirmi un po' fiera di come e chi sono.
e se stanotte nevica ancora....
vaffanculo, io domani dormo.

venerdì 10 febbraio 2012

quando torni a casa, e, togliendoti le scarpe trovi venticinque nodi ai lacci e pietre di mare tra il calzino e la suola vuol dire che e' stata una bella giornata.

sti gran cazzi... vuol solo dire che da brava ubriaca ti sei riallacciata venticinque volte la scarpa senza che ce ne fosse bisogno e che durante la tua camminata in spiaggia sei caduta cercando di saltare uno stupidissimo rigagnolo.

l'immaginazione e' poetica...la realta' e' comica.

martedì 7 febbraio 2012

OROSCOPO DELLA MINCHIA

sebbene sia gia' trascorsa la prima settimana, caro leone, aspettati esplosioni e rulli di tamburi per il resto del mese. la neve ti e' amica. solo lei. il vento siberiano ti soffia tra i capelli. e te li ghiaccia. e te li spezza. per gli ascendenti in acquario questo febbraio sara' come gennaio. marte si continua ad inculare venere, la luna e' stata catturata dai lati oscuri della forza e plutone ha deciso di fare un giro della morte con le tue influenze astrali. mercurio e' paraplegico, giove aspetta il suo turno per inchiappettare venere, e saturno, magico saturno, gioca a carte. il sole esplode nel segno del leone, grinta a palate, ate,ate,ate,te,te,e,e,e,e......
Riassumendo:
Amore: il raffaello e' migliore del mon cherie
Lavoro: il ferrero roche' e' migliore del pocket coffee
Salute: il raffaello e' migliore del ferrero roche

domenica 5 febbraio 2012


ti ho incontrato sulla punta del naso, incamminandoci di fretta sotto la guancia, ci siam fermati a riflettere, che era ora di pranzo. ben presto tornammo a scrutarci tu da lobo sinistro ed io nascosta dietro l'orecchio. era tempo di autunno e facemmo una corsa nel buio dei capelli un po' mossi. litigammo poi, all'incrocio di quelle piccole dita, fra l'anulare e il medio, tu arrabbiato ti sedesti sull'unghia e mi lasciasti da sola. partii per andare a trovare conforto, la' dove l'ombelico e' profondo. ti pentisti e mi cercasti nella bocca e sotto la lingua, mi cercasti fra i canini fin giu' ai molari. e non mi trovasti. io intanto piangevo allagando quel buco rotondo, stupida sciocca e' l'ascella la mia casa, calda e protetta. tu, stanco, riposasti li' dove nascono le lacrime. io ti trovai e ti dissi che era l'ora di merenda e scommettendo sui libri che non avremmo mai letto ci siamo diretti sui capezzoli. uno a testa per l'ingordigia che abbiamo. e poi ci siamo innamorati sul collo, facendo l'amore giu' per la colonna vertebrale, alle natiche ci siamo chiesti che ore fossero e tu continuavi a mordere le chiappe e non mi davi piu' ascolto. ti ho detto tra tre ore sul ginocchio sinistro che poi bisogna assolutamente valicare il polpaccio altrimenti viene buio. mi dicesti che il tuo posto preferito era la caviglia che ti ricordava l'infanzia. ti risposi stai zitto il tallone e' migliore perche' non lo conosce nessuno. tu scuotesti la testa, ma mi lanciasti un sorriso, senti lasciamo perdere il polpaccio, giochiamo a ping pong sulla pancia, che non l'hanno ancora prenotata. okkei ti ho detto, stanotte ti voglio abbracciare mentre guardo il soffitto. scegliemmo la fronte. che per dormire non e' poi malaccio.

sabato 4 febbraio 2012

una fra le cose piu' simpatiche che mi stanno accadendo in questo periodo e' quella di svegliarmi la mattina con i piedi fuori dalle coperte. e questi piedi che spuntano dal piumone li trovo molto buffi. trovo molto simpatica anche me stessa, troppo assonnata addirittura per tirarli dentro, questi piedi rimangono fuori in un che di incomprensibile. c'era stato un periodo in cui mi svegliavo a pancia in su con le mani incrociate dietro la testa. io a pancia in su non ci dormo, eppure era magnifico svegliarsi cosi'. aprivo gli occhi ridacchiando di me, come se fossi andata a pendere il sole in spiaggia. stavolta sono i piedi che son buffi. non rimangono freddi, ma il dispendio energetico per farli ritornare sotto coperta e' sempre eccessivo al risveglio. e ogni tanto, durante la giornata, mi chiedo perche', la mattina, i miei piedi sbuchino di fuori.

venerdì 3 febbraio 2012

LA LIRICA DELLA MORTE

la morte e' una cosa che serve per farti fermare e pensare. fortuna le pompe funebri che ti aiutano loro. la morte in questo caso e' arrivata per telefono. anche la soluzione e' arrivata per telefono. le pompe funebri fanno tutto. ti chiedono i dati del defunto, che loro sanno già' che e' defunto, e se vuoi la mattina dopo e' già dentro il suo letto di legno pronto per il viaggio nella terra di tutti. bisogna sbrigarsi che poi il morto puzza. bisogna vestirlo, chiamare il cimitero, volete la messa? no. volete la croce sulla bara? no. volete i manifesti? si. volete il loculo al 17esimo piano in marmo grattugiato?no. perfetto. il tempo di un viaggio al nord e la defunta e' sul letto di casa con le dita incrociate ed un rosario che va prontamente levato. ma nessuno ancora si e' fermato e ha pensato. perché' bisogna chiamare la gente. forse perché' e' giusto che la gente sappia che la persona che c'era, adesso non c'e' più'. bisogna trovare il numero dei familiari in equador, bisogna avvertire l'ANPI, bisogna chiamare al lavoro che non si può' andare, bisogna aspettare la figlia che prende l'aereo da tel'aviv. e poi la casa. e adesso con l'affitto? e la badante? e puccio? e tutta la roba in casa. e poi c'e' il conto in banca, togli via tutto prima che blocchino tutto. servono le fotocopie e gli stati di famiglia. il telefono squilla, il cane abbaia. la gente viene a vedere il morto. gente vecchia vede gente vecchia morta. gente vecchia vede la propria vita andarsene nei corpi altrui. il medico legale deve provare ad immaginare cosa abbia fatto fermare il cuore. un ictus? infarto? o ha solo smesso di respirare. ha solo smesso di respirare. la morte più' dolce. dormire e non svegliarsi più' per l'infinita' dell'infinita' dei tempi.

e ancora non ci si sofferma a pensare, troppa burocrazia, troppe cose da decidere.subito. il funerale arriva due giorni dopo. le pompe funebri pensano loro a tutto, anche alle cose più' difficili, come far uscire la bara dalla porta. sono giovani garzoni vestiti bene. sono pratici veloci e delicati nei gesti. fanno in fretta, forse ci sono altri morti che aspettano. anzi, i morti non aspettano, i parenti si. al cimitero chi va in cremazione, non va in cremazione, va in una sala piena di bare con i post-it sopra. nome-data-cremazione. perché' il corpo non lo bruciano subito, bisogna attendere giorni forse settimane. evidentemente i forni funzionano a giorni, oppure vengono attivati ogni tot numero. a me pare una cosa brutta ed evitabile. non credo sia giusto lasciare tante bare immagazzinate così'. insomma non e' questione di religiosità' ne' forse di rispetto, ma di romanticismo.


comunque sia. adesso che nevica e siam bloccati a casa. forse adesso c'e' un po' di tempo. un po' di tempo per fermarsi. e riflettere. e per fortuna le pompe funebri.

lunedì 30 gennaio 2012

cinque volte ogni bandiera sventola sulla bara. bandiere italiane, ma soprattutto partigiane.
solenne ultimo saluto sotto la pioggia. volti rugosi che dicono addio. e si chiude anche questo pezzo di storia, in questo gennaio che di capitoli ne sta chiudendo tanti. enormi volumi che con commozione verranno riposti in libreria. gennaio che mi stai spazzando via il passato.
ci vuole ancora un po' di poesia per poter pensare che la sua cenere nel cielo grigio di gennaio ritrovera' quella dei suoi cari bruciati. ci vuol passione per baciare la bandiera in questo rito di rispetto e valore. con le tue MS e la tua stella di david te ne torni tra gli abeti. la casa della vostra guerra e della vostra vita.

lunedì 2 gennaio 2012

buon anno perche' sento i rumori fuori casa. e penso che siano i ladri venuti a scuoiarmi.
buon anno in bianco. quello sulla seggiovia mentre nevica e i fiocchi ti si appiccicano in faccia. e sono buoni.
buon anno prima della morte e della tempesta e del ciel sereno ed il sol leone.
buon anno alle quattordicenni in cannottiera di notte a duemila metri.
buon anno a voi che non vi ho mandato gli auguri. e a voi che non me li avete mandati.
buon sofficissimo anno.
e speriamo che non entrino i ladri.

lunedì 26 dicembre 2011

io mi chiedo come cazzo faccia la gente a permettersi di dire che odia il natale. falsi ipocriti. stronzi battezzati miscredenti e consumisti nella vita, alternativi solo nelle feste. pippatevi la vostra mediocrita', celata da libertinaggio antisociale. voi senza la societa' piangereste lacrime amare.

"i regali a natale e' consumismo" e allora fammene uno a mano ogni cazzo di giorno e sta zitta, stronza.


mercoledì 21 dicembre 2011

ieri sono andata a lavorare al bar.

e' entrato solo livio. che ha continuato a chiamarmi nicodema tutta la serata.

e non aveva soldi, e voleva il vino.

poi voleva andare in vietman con il fucile. e io gli ho risposto che era in ritardo di una trentina d'anni. poi diceva che ero brutta, poi diceva che ero bella.

fattosta' che sono andata a lavorare al bar e non e' arrivato nessuno, tranne livio.

e faceva freddo.

e livio rompe le palle tantissimo, porta un'arma nella tasca: un lucchetto.

"e' pesantissimo e se arriva qualcuno glie sfrigio la nuca"

sono stata dietro il bancone 3 minuti, due per imparare i prezzi delle sbornie e uno per dimenticarmeli.

livio c'hai i capelli lunghetti spalmati all'indietro che mi fanno senso.

e' un po' gobbetto e si sara' allacciato le scarpe almeno 5 volte.

che per un ubriaco direi che e' stimabile.

livio se lo fisso negli occhi dopo un po' cala lo sguardo, accenna ad un sorriso di imbarazzo, poi se ne viene con una stronzata. e quindi ho capito che a livio gli devi silenziosamente guardare negli occhi per mettere a disagio tutta sta sua molesta ubriachezza.

e il tempo e' passato fra una canzone anni sessanta e una anni settanta. poi anche i korn.

sono andata a pisciare di sotto un paio di volte, dopo un paio di birrette. ho svuotato i posacenere, buttato cartacce. ho pensato che sotto con il riscaldamento si può' fare una bella cosa. poi ho avuto freddo e sono tornata sopra.

livio ha rotto un posacenere. un corpo senza equilibrio segue una mente senza equilibrio, o viceversa.

alle due ho deciso di andare a casa.

ho salutato livio.

sabato 17 dicembre 2011

spirito libero di conservazione.

vostri, nostri, tuo.

passaggio in macchina.

zainetto con scarpe da ginnastica.

argento grezzo sciolto.

"in ogni caso nessun rimorso".

sottilmente accade, sempre lui accade.

bombardiamo gli archi di trionfo.

francesismi.

nei tuoi occhi non ho visto i miei.

peccato.
io sono quella fra froid e jung.
quella che si inventa le bugie senza scopo.
sono anche quella che si prepara uno zainetto per la notte. e la notte non esiste.
sono quella che esce di casa con una sicurezza.
e sono quella che torna a casa che la sicurezza e' sparita.
sono quella che ti faccio una sorpresa aspettami...
ma anche quella che alla gente non interessa, questo tipo di sorprese
sono quella con il pellicciotto di peluche.
che mi faccio tenerezza
mista a delusione.
sono quella ragazza che ti delude e si delude contemporaneamente
che ti scaccoli davanti perche' noiosa
e ti guardo inferocita
eppure hai vinto sono noiosa.
sono quella che debole
e ti faccio un culo cosi'
quella che ama i bugiardi.
terroni che ti mettono incinta.
mentre i milanesi no.
ma che cazzo vuol dire?
sono io,
che in un frangente,
ho perso ancora una volta tutto il mio coraggio.
perche' un no, arriva sempre dritto.
e punge da morire.

martedì 6 dicembre 2011


e la montagna che ci crollava addosso e tu corri, corri forte per favore. esci dal lato buio della favola. che ci si raggiunge più' in la dove c'e' l'attaccatura dei capelli.






martedì 29 novembre 2011

dammi un bicchiere di vino rosso. qualunque, ma che sia rosso. il bianco non mi piace. nemmeno il vino rosso mi fa impazzire, non li distinguo tra loro. leggero o strutturato? che mi importa, a me? sulle birre ho delle preferenze, vaghe, molto vaghe, dei vini non mi ricordo nemmeno un nome. hanno riso quando dissi che quel vino non l'avrei mai preso per due ragioni, perche' e' bianco e perche' si chiama passerina. che poi alla radio ho sentito che e' invece un vino molto buono. ho detto anche che per il cibo e' uguale, che mi mangio tutte e due le carbonare, sia quella fatta male, che quella fatta bene, e la signora mi ha detto che mi trova dolce.

dammi un bicchiere di vino rosso, con accento francese, aromatizzato alla sbronza per favore. che io bevo non per la lingua, ma pel cervello e spesso anche il cuore. bevo per quello sgabello e i cetriolini sott'aceto. e dammelo rosso, che pur se non mi intendo, so che il vino e' rosso. non bianco, ma rosso. anche il colore e' importante, o mi sbaglio? e voi estimatori, pasteggiateci a suon di lodi e grosse coppe di vetro, che io insieme al vino non ci mangio. io gli lascio tutto lo stomaco a disposizione, e poi faccia cio' che gli pare.

lunedì 28 novembre 2011

domenica 27 novembre 2011

PENSIERINO DELLA BUONA NOTTE

il pensierino della buonanotte va a tutti quelli che il pensierino della buonanotte non lo fanno, perche' crollano stesi sul letto fradici di giornata ed alcool, perche' in buona compagnia (di letto s'intende), perche' prima di andare a dormire ci si strucca, perche' le tre di notte e' giusto l'ora dello spuntino, perche' l'ultimo spinello e i pensierini fuggono come schegge, perche' un buon film o perche' un buon libro, perche' di la' del muro c'e' il vecchio che russa, perche' hanno la musica come ninna nanna, perche' ci si addormenta mentre gli amici giocano alla play, perche' il pensierino della buona notte fa troppo nonna in calzamaglia.

giovedì 24 novembre 2011

stavolta mi impiego nella fantascienza anche io.
se c'e' una cosa per cui avere paura del futuro quella e' che di cose ce ne stanno piu' di una.
anno 2011 "la vergogna della pubblicita'"
l'economia determina la pubblicita', la pubblicita' determina l'economia, entrambe determinano lo status dell'individuo, posizione sociale e relativo ventaglio di possibilita'. eccola, cosi' spietata, presente colossale. un mondo creato dalla pubblicita' su cio' che puoi, vuoi e devi volere, piacere, lettera e testamento.
la vergogna della pubblicita' del poker online su tutti i canali, su tutti i siti, ci giocano i calciatori e le casalinghe, lo puoi fare mentre caghi o al lavoro, non ti devi vestir bene. gioca, gioca, gioca, che non importa, tra tre anni faremo la pubblicita' progresso, che il gioco vi ha fatto perdere tutto e andare all'ospedale perche'... siete malati. la malattia del gioco d'azzardo esiste anche adesso, ma tra tre anni saremo di piu', saremo insieme a tutti quei pischelli che hanno iniziato troppo piccoli per dire di no alla pubblicita'.
la vergogna delle tette e dei culi, pure la ryan air che casca a pezzi ti svende i biglietti dicendoti che le hostess sono piu' fighe di prima. le hostess della ryanair??? ah, ma la vergogna e' piu' grande quando ti fanno scegliere se volere l'assicurazione per il viaggio o meno, si, ti fanno scegliere, ma senza la casella no. e passi minuti e minuti a cercare sta casella no che non esiste ed alla fine premi si.
la vergogna di venire inculati sempre e comunque davanti e didietro. ti tocca vivere una vita in difesa, o inculare a tua volta. mica tutti siamo bravi ad inculare comunque, e c'e' anche chi non ha voglia di imparare.
la pubblicita' non si vergogna mai. anzi , che si vergognino gli altri! la pubblicita' si basa su uno spirito creativo che e' la base giustificante di ogni finalita' a cui essa attende. se e' vietata l'ipnosi, si cercano forme che piu' le assomiglino. e poi la pubblicita' puo' tutto, puo' stare dove vuole. tra dieci anni forse meno, quando ci suonera' il cellulare apparira' una pubblicita' , cosi' ogni volta che manderemo un messaggio. fino a che un giorno ci sveglieremo e quella pubblicita' non solo la vedremo, ma dovremo ubbidire ad essa, altrimenti il blocco. ecco appunto, questa e' la mia fantascienza. quella che un bel giorno noi ci troveremo con le spalle al muro. senza piu' poter scegliere. un giorno accendendo il cellulare la pubblicita' mi dira' fai benzina da questo distributore, altrimenti ti blocchiamo il cellulare. e cosi' sara' per tutti i cellulari e tutte le compagnie, e noi un giorno piano piano ci ritroveremo a dire si. volenti o nolenti. un giorno ci sara' un monopolio completo, una dittatura di non si sa chi e non si sa cosa. ma noi andremo avanti secondo logiche non nostre. in quell'anno noi ci ammaleremo di gioco d'azzardo e verremo guariti, perche' e' stato deciso che tu e tu e tu, vi ammalerete di quello, e invece tu e tu e tu vi ammalerete di un certo tipo di stress che si presenta sotto forma di cellulite tumorale. che il mondo e' gia' cosi' mi direte, vedi le banche, senza di esse non puoi trovare lavoro, non puoi ricevere stipendio e comprare casa e assicurarti e bla bla. si, e' gia' cosi', ma e' all'inizio. adesso posso ancora difficilmente voltarmi, posso decidere io da quale banca farmi ciucciare i risparmi, posso ancora sopportare tutte le vostre pubblicita', senza dover tirare giu' i pantaloni e piegarmi a 90, pronta per l'ennesima.
ecco, quel giorno tra un po' di anni, potremmo scegliere tra il si e il no. con la casella del no oscurata, e ci manchera' il tempo di cercarlo questo no, e se riusciremo a conquistare un solo no, avremmo accettato cosi' tanti si che piangeremo forte, perche' finalmente ci hanno messo con le spalle al muro e di voltarsi non se ne parla.

mercoledì 23 novembre 2011

La Via Del Ritorno - Erich M. Remarque

quando usiamo l'espressione -niente di nuovo sul fronte occidentale- e' quest'autore che stiamo citando.
comunque sia. riporto un brano terribile, fortemente emozionante. mi par quasi di comprendere, anche se cosi' non puo' essere.

Molti di noi giacciono qui, ma finora non l'abbiamo sentito in questo modo. Infatti siamo rimasti insieme, loro nelle fosse, noi nelle trincee, separati soltanto da due pugni di terra. Essi ci avevano soltanto preceduti un po', poiche' di giorno in giorno noi eravamo in meno ed essi in piu'... e molte volte non sapevamo se anche noi fossimo gia' dei loro o no. Talvolta pero' le granate ce li riportavano su, ed erano ossami scaraventati all'aria, brandelli di divise, teste putrefatte, umide, ormai terrose, che nel tambureggiare dei bombardamenti ritornavano ancora una volta in battaglia dai loro ricoveri crollati e sepolti. Non avevamo questa sensazione spaventevole; eravamo troppo vicini a loro. Adesso invece noi ritorniamo alla vita ed essi devono rimaner qui. Luigi, il cui cugino e' caduto in questo settore, si soffia il naso con le dita, si volta e si avvia. Lentamente lo seguiamo. Ma ancora alcune volte ci fermiamo di nuovo e abbiamo la sensazione improvvisa che il fronte, quell'inferno di orrori, quel lembo di terra sforacchiata e dilaniata, ci sta ne cuore; il diavolo se la porti! se non fossero tutte balle, robe da muovere il vomito, si direbbe quasi che quel lembo di terra ci sia diventato familiare come una patria terribile e tormentosa, e che questo sia il nostro posto. Noi scuotiamo il capo, ma - siano gli anni perduti che rimangono li', siano i compagni che vi son sepolti, sia tutta la sventura che questa terra ricopre - abbiamo fitta nelle ossa una tristezza che ci verrebbe voglia di urlare. Poi ci incamminiamo.